Risposta alle parole del Presidente della Circoscrizione Sud

In seguito alle parole del Presidente della Circoscrizione Sud Gianni Prati abbiamo ritenuto opportuno proporre una riflessione, che potete leggere nel seguente documento:

Occorre appoggiare coi fatti gli sforzi del Sindaco d’Italia per ottenere maggiori risorse per gli enti locali

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Risposta alla querelle con il dott. Bonaretti

In seguito all’equivoco tra Reggio Democratica e il Direttore generale del Comune di Reggio Emilia dott. Bonaretti, abbiamo inviato la lettera presente qui di seguito al direttore del quotidiano L’Informazione.

 

Egregio Direttore,

pur non volendo, la risposta di Reggio Democratica all’intervista dell’assessore Sassi ha innescato una querelle con il Direttore generale dott. Bonaretti.

Vorrei uscire però dal personalismo: il dottore Bonaretti è persona competente e dal curriculum, caso raro ai nostri tempi, sincerante notevole e coerente col ruolo che ricopre.

Così come non si discute che il trattamento economico per il suo ruolo (111.533 + 22.310 euro lordi/annui) sia in linea con analoghe figure in altre amministrazioni pubbliche, anche se personalmente lo ritengo decisamente non in linea coi tempi grami che stiamo vivendo. Ma questo è un’altro discorso, che esula dalle competenze, dai ruoli e, anche in tal caso, dalla persona.

Quello che Reggio Democratica contesta e ritiene immorale ai giorni nostri è che non ci si renda conto che i tempi sono cambiati, i soldi facili non esistono più ed i tagli allo stato sociale sono ormai cronaca quotidiana, non sono più esercizio d’accademia.

Le giustificazioni “dell’indispensabilità dei ruoli”, del “così fan tutti”, del “si è sempre fatto così”, per quanto storicamente e tragicamente  vere (da qualche parte il debito pubblico si sarà pur speso), non possono essere più addotte a scusa per la preservazione dello status quo.

Se dobbiamo vedere il Comune come un’azienda, cosa che comunque non è, con i suoi oltre 1600 dipendenti, oggi il Comune è un’azienda in crisi di fatturato che sta vivendo una profonda crisi finanziaria.

Proprio per salvaguardare anche i 1600 dipendenti del Comune si deve ristrutturare. Allora, se ristrutturazione deve esserci, questa non può che partire dall’abbattendo centri di spesa ridondanti, che possono essere benissimo accorpati.

Quindi assessorati con competenze contigue (e fu lo stesso dott. Bonaretti a segnalare gli assessorati come perniciosi centri di spesa), ma anche le Dirigenze d’area, altrimenti è il solito “Armiamoci e partite!”.

Delle cinque figure previste in organico (quattro direttori d’area e un direttore generale, al costo indicativo di oltre 500 000 euro all’anno) Reggio Democratica (ed i numerosi cittadini che l’hanno appoggiata) chiede di lasciarne solo due. Se poi vogliamo chiamare una delle due Dirigenza generale, poco importa: una baronia in Italia non si nega a nessuno. La sostanza della nostra proposta è che le voci di bilancio accantonate per tali ruoli vengano immediatamente spostate a scopi sociali: asili, scuole e servizi alle fasce deboli.

Lo ripeto: se avessimo già in atto la riduzione proposta, il Comune avrebbe potuto risparmiare abbastanza da non dover modulare i servizi ai disabili. Quindi la riorganizzazione ora riproposta da Reggio Democratica e finora mancata ad esempio ha fatto sì che per mantenere la figura del direttore generale (ma avrei potuto dire la dirigenza tal dei tali o l’assessorato pinco pallino) ne hanno fatto le spese i disabili. E questo è immorale.

Questo è un dato di fatto: la coperta è corta ed  è un problema di determinazione delle priorità nei tagli: prima politici e dirigenti, poi fasce deboli e cittadini in generale.

Però è il ruolo da tagliare, indipendentemente da chi tale ruolo ricopra.

Sinceramente non si vuole il licenziamento del dott. Bonaretti, il quale ricopre ad interim anche il ruolo di direttore d’area. Eppure tale doppio ruolo non ha causato alcuna disfunzione alla macchina comunale. Questo dimostra a mio avviso questi ruoli possono benissimo essere accorpati.

Tra l’altro, visto il curriculum del dott. Bonaretti, mi sembrerebbe naturale che una delle due dirigenze d’area venisse in ogni caso affidata proprio a lui.

Non vedo perciò alcuna querelle personale, lo ripeto, né col dott. Bonaretti, né con alcuno dei possibili “perdenti” posto.

Questo però non toglie che la riorganizzazione della struttura organizzativa e politica del governo della città in direzione di un contenimento dei costi sia strumento imprescindibile ed improcrastinabile per tutelare i cittadini nella difesa dei servizi alla persona, che devono venire prima di ogni altra priorità e prima della difesa di ogni diritto o consuetudine acquisita.

Reggio Democratica non vorrebbe che anche a Reggio, così come tristemente si vede in giro per l’Italia, i diritti acquisiti non esistessero solo per i lavoratori e per i semplici cittadini.

Per questo colgo l’occasione ancora una volta per appellarmi al senso di vincolo coi propri cittadini dei consiglieri comunali, indipendentemente dal loro colore politico e partito, affinché appoggino la mozione d’iniziativa popolare volta al taglio del numero di assessori e dirigenti d’area che sarà in discussione all’inizio dell’anno prossimo.

Cordiali saluti

Zeno Panarari

Segretario provinciale Reggio Democratica

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Risposta all’intervento dell’assessore Sassi

Abbiamo ritenuto opportuno fare sentire la nostra voce in risposta all’intervento dell’assessore Sassi dei giorni scorsi.

Ecco il comunicato che abbiamo inviato ai giornali:
Risposta intervista a Sassi_25-11-11


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Mozione “Meno assessori più asili”

Il giorno 19 novembre assieme a Pane Pace Lavoro e Movimento 5 Stelle abbiamo depositato le mille firme alla mozione. Abbiamo poi presentato alla stampa questa stessa mozione.

Ecco un articolo a riguardo:
da il Resto del Carlino 20-11-11

 

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LE RAGIONI DI UNA SCELTA

Ho rinunciato al compenso, per la partecipazione alle sedute del Consiglio comunale, che mi spetta in quanto eletto in tale organo democratico. Punto. E’ una scelta personale che rivendico come tale.
Ovviamente, quando si partecipa attivamente alla vita politica, anche se in un piccolo Comune come Gualtieri, quando si fa una scelta, come quella da me compiuta, occorre spiegare le ragioni.
Comprendo che rinunciare a un compenso, per un attività svolta, può creare qualche mugugno o imbarazzo tra coloro che, non condividendo la mia scelta, percepiscono lo stesso compenso per la medesima attività. Ho pensato a tale situazione ma, essendo una scelta personale, non ho voluto lasciarmi condizionare. La mia rinuncia al gettone non è sicuramente in polemica con i colleghi consiglieri comunali di Gualtieri, ne di quelli dei circa 8mila Comuni d’italia. Rinunciare a pochi euro, che ritengo un compenso puramente simbolico per il tempo che si dedica allo svolgimento del ruolo pubblico, penso che non sia un grande sacrificio.
Gualltieri non è Milano o Roma, ma ritengo possa avere un senso percepire un compenso, almeno come rimborso spese, per chi utilizza dei mezzi di trasporto per svolgere l’attività di consigliere. Francamente non comprendo le ragioni che fanno gridare allo scandalo alcuni politici di lungo corso, del nostro capoluogo. I miei colleghi consiglieri di Gualtieri, in tante occasioni hanno rinunciato al gettone a favore di qualche causa occasionale. Nessuno si è mai sognato di parlare di demagogia o populismo. Sicuramente la mia rinuncia dovrebbe imbarazzare coloro che sono abituati a prendere, tutto quanto è possibile, approfittando del loro ruolo politico. La mia speranza è che gesti come il mio attirino l’attenzione dei cittadini e li facciano riflettere, almeno quelli dei nostri piccoli Comuni, che la politica ha più facce e che non tutto è marcio.
Certo è che la “mala” politica non esiste solo a Roma. “Beati” coloro che continuano a pensarlo. Qualcuno si era illuso di risolvere la questione dando fiducia a chi individuava in Roma il regno del malaffare e gridava “Roma ladrona”. Oggi, tanti cittadini, hanno capito di essere stati fregati dando fiducia a chi non lo meritava. Quello era populismo e demagogia e lo è tuttora.
Certamente non è a Gualtieri che occorre guardare e interrogarsi sui costi e gli sprechi della politica, ma forse non occorre andare neppure tanto lontano dal nostro piccolo Comune per accorgersi di sprechi e abusi ai danni della collettività.
La “mala” politica nazionale ha la faccia di tutti quei parlamentari che non hanno ritegno a costruirsi privilegi. Ma esiste anche una politica pulita, che ha anche la faccia di tanta gente che dedica il suo tempo libero, per rappresentare i propri concittadini all’interno dei Consigli Comunali, per un compenso simbolico.
Ci sono quelli che, come l’attuale nostro primo ministro e i suoi tanti cortigiani, fanno attività politica solo nel loro personale interesse, ma ci sono anche quelli, che dopo una giornata di lavoro, magari in linea di montaggio, si ritrovano in una sala consigliare per cercare di gestire al meglio i pochi soldi a disposizione, per non fare mancare ai propri concittadini i servizi essenziali.
Oggi la situazione, in tanti Comuni della nostra penisola, è preoccupante proprio perché coloro dovrebbero garantire le risorse necessarie, hanno pensato solo ai loro “affaracci” e continuano a farlo, disinteressandosi delle difficoltà della maggioranza degli italiani.
Oggi in Parlamento si è perpetrata l’ennesima beffa ai danni dei cittadini onesti, con l’arroganza tipica di questo Governo, la Camera ha votato contro l’arresto per corruzione dell’on. Milanese, braccio destro del Ministro Tremonti. Ormai per questa gente tutto è lecito, figuriamoci se si vergognano.
La mia rinuncia, al simbolico compenso, non è populismo ne demagogia. Vorrei potere dire agli italiani tutti: riprendetevi il diritto di fare politica. Non rinunciate a votare, alzate l’asticella, fate in modo che quello che sta accadendo adesso non accada più. Abbiamo bisogno di rappresentanti onesti, preparati e stimabili e con un alto valore morale. Il presidente Napolitano è un bell’esempio. Cerchiamo di dare il nostro contributo per cambiare l’attuale legge elettorale, è in corso una raccolta di firme per cancellare la legge vergogna, definita porcata dal suo stesso ideatore. Chiediamo di scegliere da soli chi ci deve rappresentare in Parlamento, così come scegliamo chi ci rappresenta nei nostri piccoli o grandi Comuni. La vera democrazia ed il vero federalismo non può che passare attraverso i Comuni. Dimostriamo che gli italiani veri, coloro che ritengono che l’interesse collettivo viene prima dell’interesse personale, non si arrendono. Resistiamo e lavoriamo insieme per il cambiamento.

Annibale Maione – Reggio Democratica
Consigliere comunale Gualtieri

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IMMORALITA’ DELLA CASTA

Ci raccontano quello che vogliono eppure qualcosina l’abbiamo capito:

1) siamo alla fine dei giochi

2) dovremo fare dei sacrifici.

Fino a pochi mesi fa la propaganda del venditore di gelati che da vent’anni guida il paese ci spiegava che era tutto a posto, che non eravamo come la Grecia e che non c’era bisogno di manovre correttive.

Oggi le manovre si susseguono al ritmo di una ogni mese, sono sempre figlie di nessuno ma seguono un principio molto pratico a cui nessuno può sottrarsi: si taglia dove c’è maggior spesa e si prendono i soldi dove è più facile prenderli.

C’è poco da fare: qualche correzione, qualche palliativo, potrà indorare la pillola, anzi, la supposta, perché quella è la strada, ma modificare la sostanza no…

Perciò i soldi si prendono, ahinoi, dai lavoratori dipendenti ed i tagli si fanno sugli enti locali.

E fin qui, io credo che nessun cittadino onesto si sottrarrà al suo compito, quello che però risulta insopportabile è l’incapacità della casta politica a partecipare ai sacrifici ed ai tagli.

E non stiamo parlando di Roma o di Bologna, dove la lontananza coi cittadini è abissale, parliamo anche della civilissima nostra civilissima Reggio, dove si susseguono le dichiarazioni lacrimose dei componenti della giunta sui giornali locali.

Ha iniziato il Sindaco dicendo che coi nuovi tagli forse dovrà chiudere due scuole, poi  ha continuato Sassi dicendo che dovranno aumentare l’addizionale IRPEF, ben sapendo che gli unici che sono sicuri di pagarla sono i lavoratori a stipendio fisso, infine, “last, but not least,” il segretario del partito di maggioranza che vuole sopratutto tassare la prima casa, così da aggiungere qualche aggravio alla difficoltà di pagare il mutuo.

 Reggio Democratica non ci sta e denuncia con forza questo modo di operare del comune capoluogo in cui le priorità sono sempre rovesciate a favore della casta locale e delle loro conviventi reti clientelari.

Reggio Democratica denuncia l’immoralità di toccare servizi e di tassare i lavoratori prima di aver intrapreso un serio e concreto piano di riduzione delle spese:

1) cancellazione della figura del direttore generale;

2) riduzione drastica dei dirigenti di area, a partire dall’ultimo creato ad hoc nella presente legislatura e casualmente affidata ad un parente del Sindaco, e limite degli stipendi degli stessi pari allo stipendio da assessore;

3) riduzione degli assessori ed accorpamento delle deleghe;

4) blocco delle consulenze esterne, a partire da quelle non strettamente necessarie, come l’ultima apparsa su un noto sito on-line locale di 24.000 euro per fotografare i cavalcavia di Calatrava, ovvero le tasse di circa 4 anni del lavoro di un operaio;

5) blocco delle missioni all’estero dei componenti della giunta e degli enti controllati dal comune;

6) limite negli stipendi degli amministratori degli enti controllati dal comune allo stipendio di assessore e consigli di amministrazione non superiori ai 3 componenti;

7) blocco delle pubblicazioni patinate autocelebrative e delle manifestazioni a scopo puramente propagandistico (vedi gli” stati generali”);

8) blocco degli aiuti a pioggia e del sovvenzionamento delle scuole non pubbliche.

Ecco, quando il Sindaco avrà avuto il coraggio e la forza morale di tagliare il parassitismo ed il clientelismo, allora, e solo allora, conti alla mano, potrà presentarsi e chiedere altri soldi ai lavoratori che con le loro tasse devono già pesantemente contribuire al risanamento, o giustificare la chiusura od il ridimensionamento di un servizio.

Se non ha la forza politica o morale per poter attuare questa inevitabile e sacrosanta cura dimagrante, sacrificando amici e parenti, allora chiediamo al Sindaco di prendere atto della sua inadeguatezza nel gestire il comune in tempi di crisi e di dimettersi.

 Reggio Democratica

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LA FINE DELLA BALDORIA

Alla fine della baldoria c’era nell’ aria un silenzio strano, qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano.

Sembra che la festa sia finita, ammesso che per noi cittadini sia mai iniziata.
Da cosa lo si capisce?
Dal fatto che sia l’opposizione la prima a chiedere l’approvazione della manovrina di Tremonti, semplice aperitivo di un pasto ben più amaro che ci attende.
Perfino i nostri impavidi paladini dell’IdV iniziano ora a temere due cose: che anche il loro stipendio sia a rischio e che, magari, qualcuno presenti anche a loro il conto della baldoria;
Baldoria che è iniziata all’inizio del secolo scorso, ma negli ultimi decenni, da Craxi in poi, più o meno, è diventata un sistemico depauperamento delle finanze statali, e con esso il nostro futuro e dei nostri figli.
Tutti sono correi a questo scempio, nessuno si può tirare fuori, e loro lo sanno bene.

E minacciosi ed un po’ pregando, incenso sparsero al loro Dio,
sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io...

Può darsi, lo speriamo con tutto il cuore, questa santa alleanza tra Berlusconi e DiPietro, passando per tutto l’arco parlamentare, ci dia ancora qualche tempo per capire, qualche tempo per prepararci, ma ogni analisi che non sia basata sulle truffe keynesiane ci racconta che ormai la macchina è in moto, ma come si suol dire da noi: scàmpa un dè, scàmpa un aan.

Cosa possiamo fare noi, nella nostra piccola provincia, per la nostra piccola provincia?

Possiamo fare due cose:

inamidarono un nuovo pudore, misero a lucido un nuovo sdegno:
si andò alle prime con casto lusso e i quiz pagarono sobri milioni
e in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni

la prima è l’unica che la nostra castina locale è in grado di elaborare, anche perchè è l’unica che conosce e capisce: inveire contro lo stato sprecone, lamentarsi di non riuscire a far quadrare il bilancio, ma nel contempo continuare a favorire la speculazione edilizia, dare prebende e stipendi ai pochi amici e parenti, continuare a lasciare che la cassaforte di famiglia finanzi banche fallimentari purchè dispensi qualche briciola anche all’associazione amica, chiudere fabbriche e campi per fare palazzine vuote, stampare riviste patinate e così via…insomma, il solito, magari solo un po’ più di moderazione, ma comunque sempre per questioni strategiche di competenze trasversali.

L’altra ricetta è indigesta per la nostra castina locale e sottobosco collaterale: significa tagliare il tagliabile, dalle assunzioni facili per amici e parenti fino alle strane partecipazioni in enti di dubbia utilità, al fine di smobilizzare risorse per il lavoro duraturo, ovvero quell’impresa manifatturiera che ha fatto la ricchezza del nostro territorio, espulsa dalle città per fare posto a maisonette e uffici.
Significa salvaguardare la cassaforte cittadina imponendo alla cricca oligarchica che la guida di andarsene e imporre ancor prima una pesante differenziazione con vincoli fortemente territoriali e non finanziari, imponendo infine anche una quota significativa di capitalizzazione di garanzia in oro fisico.
Significa abbassare le spese allegre per abbassare la tassazione locale e smobilizzare risorse per le famiglie.
Significa bloccare l’industria onnivora del mattone, pernicioso dreno di risorse economiche, energetiche e finanziarie, per smobilizzare i capitali su imprese a maggior futuro e livello di innovazione.
Insomma, significherebbe dare al nostro territorio ed ai nostri figli un vantaggio competitivo nello tsunami che ci sta per travolgere.

Ma questo significherebbe anche che la nostra castina ha due cose che, forse anche non colpevolmente, non riesce ad avere: una retta conoscenza ed una retta visione.
Anni di demeritocrazia premiata con anni di disgoverno hanno operato una selezione al ribasso da superare perfino ogni più scettica analisi di Carlo Maria Cipolla, e gli effetti si son già visti anche senza la crisi, figuriamoci quando picchierà sul serio…

Peccato, i reggiani caparbi e lavoratori sapranno comunque sopravvivere alla fine di questa baldoria, sopravviveranno anche alla nostra misera castina locale, ma lei sopravviverà al conto che i cittadini le presenteranno?

Zeno Panarari

Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare,
solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare… (F. Guccini)

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FEDERALISMO FISCALE E MORAL HAZARD

 

Probabilmente ha ragione la nostra piccola casta reggiana sostenuta dalla coalizione locale PD-IDV: un caffè al giorno i cittadini reggiani possono ancora permetterselo.

Ma un caffè ieri per il comune con le rette degli asili, un caffè oggi per la provincia con le tasse sull’RC auto, un altro caffè domani ancora per il comune per i passi carrai, è normale diventare un po’ nervosi…

Se poi a questo si aggiungono i caffè da pagare ai beneficiati della casta PD-IDV per le loro brillanti scelte, vedi per ultimo il contratto di gestione del parcheggio Zucchi, magari si comincia ad andare oltre al normale nervosismo da eccesso di caffeina e ci si inizia a porsi delle sacrosante domande, come, ad esempio: ma il disgoverno della città e della provincia portato avanti dalla coalizione PD-IDV è proprio così gratuito?

C’e un termine inglese che descrive benissimo la situazione in cui è cresciuta e si è venuta a formare la classe dirigente del PD locale, al quale dall’ultima legislatura si è affiancata con coerente impegno l’IDV.

Tale termine è: moral hazard.

Wikipedia ne fornisce la seguente definizione:” una forma di opportunismo post-contrattuale, che può portare gli individui a perseguire i propri interessi a spese della controparte, confidando nella impossibilità, per quest’ultima, di verificare la presenza di dolo o negligenza”.

Il contratto è quello che si stipula alle elezioni e la controparte siamo noi cittadini, gli opportunisti di turno?

Beh, fate un po’ voi…

Ora, il giochino del moral hazard col quale si sono relazionati i nostri attuali amministratori ha funzionato benissimo fino ad ora e gli ha permesso di indebitare la città e la provincia per inseguire sogni di gloria borgatari, ma simil-europei, comunque sempre strategici, ma anche per fare assunzioni di parenti ed amici, consulenze a gogò, missioni all’estero, riviste patinate, stati generali, fotografie europee, “marchetting territoriali”, società matildiche, e chi più ne ha, più ne metta.

Varie sono le concause che fino ad adesso hanno garantito questa totale impunità politica:

Da una parte ci sono ancora molti i cittadini che, a ragione, portano la dovuta riconoscenza alle amministrazioni del dopoguerra, dove tutto non sarà stato perfetto, ma dove esisteva quella tensione etica tale da portare il benessere collettivo al primo posto, e non, come ora, di un piccolo circolo ristretto di oligarchi autoreferenziali.

Per cui ci sono molti elettori che nel ricordo di Campioli e successori votano il democristianissimo Delrio o la  Masini.

Un altra concausa è che fino a ieri i flussi di denaro passavano quasi tutti da Roma, perfino le decisioni sul livello di tassazione passavano da Roma e pertanto era facile scaricare i costi della mala-politica  locale su altri soggetti lontani.

Fortunatamente questo sta lentamente cambiando, ed è uno degli aspetti positivi del federalismo fiscale: oggi se mi aumenta la retta dell’asilo o l’RC auto so a chi devo questo bel regalo: all’incapacità di governare parsimoniosamente dei nostri allegri amministratori.

Pertanto, se incontrate per strada la Masini o Delrio, o qualche altro beneficiato del PD o dell’IDV,  fatevi offrire un caffè, tanto… ve lo devono.

Zeno Panarari

Reggio Democratica

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LA POLITICA DELLE VISIONI

Ahimè nulla è gratis a questo mondo ed anche i cittadini reggiani lentamente si stanno accorgendo che le scelte operate in questi anni hanno un costo e che questo costo lo stanno già pagando loro.

Il disgoverno del tandem Spaggiari-Delrio ha fatto sì che le cosiddette eccellenze di Reggio si siano pian pianino deteriorate ed ora stanno lentamente, ma inesorabilmente segnando il passo.

Certo, non siamo ancora il fanalino di coda, ma non è solo la nostalgia dei vent’anni a farci percepire un calo complessivo della qualità della vita.

Alcuni segnali  di come i cittadini paghino la mala politica altrui a volte sono paradigmatci proprio perché macroscopicamente evidenti.
Uno di questi è l’aumento del 50% delle tariffe della Zucchi, che servirà a spalmare sulle tasche di tutti i cittadini la costruzione del parcheggio interrato in Piazza della Vittoria, un’altra delle grandi opere ai quali gli emuli locali del Berlusca ci hanno da anni abituati.
Il Silvio romano, tutto edilizia e cemento, sogna tunnel alpini e ponti sullo stretto per collegare un’autostrada evanescente,  a Reggio, dove con l’edilizia ed il cemento comunque non scherzano,  si fanno cavalcavia mono-corsia a peso d’oro, piazze con piante iberiche e ultimo, ma temo non ultimo, oggi il mega parcheggio.

Per carità, nessuna preclusione ideologica ai parcheggi interrati, che i cittadini del centro ne richiedessero con forza la realizzazione è cosa nota, ma che questo debba essere pagato da tutti con la concessione della Zucchi è un altro paio di maniche.
L’operazione Zucchi ha poi anche un risvolto più subdolo,f nel senso che elimina un potente concorrente al futuro parcheggio interrato, creando di fatto, in quell’area di centro storico, un pernicioso monopolio che era dovere proprio dei una corretta e disinteressata amministrazione evitare, con tutto il danno oggettivo che questo comporterà alla fruibilità del centro storico.

Ma non è forse dovere di una corretta e disinteressata amministrazione evitare la creazione di ogni tipo di monopoli?

Insomma siamo di fronte all’ennesimo esempio di disgoverno della città operato da questa giunta, ed in particolare all’ennesimo esempio di schizofrenica attenzione verso il centro storico: ieri si faceva il restyling delle piazze, ma al contempo si espellevano i cinema per metterli nel centro ginnico sportivo dei Petali, oggi si concede il tanto agognato parcheggio interrato, ma si blindano i parametri di accesso ad un settore vitale come la Zucchi.

Poi tanto paga Pantalone…perchè quello che più stupisce è il completo moral hazard con la quale il tandem Spaggiari-Delrio ha disgovernato la città in questi anni, inseguendo visioni di città metropolitane, quale noi non siamo, ed archetipi architettonici obsoleti per farci entrare in un’Europa in cui – sembra – già siamo da qualche migliaio di anni,.

Il tutto a spese dei contribuenti e di una vivibilità costantemente rosicata.

Ora, considerando il danno arrecato alla città da una piccola visione come il parcheggio interrato, non possiamo che essere preoccupati per quello che la grande visione dell’Area Nord potrà produrre, con le sue centinaia di appartamenti alle Reggiane ed il fiume di cemento che ovviamente servirà, per dirla a loro modo, a collegare strategicamente l’Area Nord ricucendo uno sprawl urbano all’interno della mission di valorizzare le eccellenze, sempre nell’ottica di tutelare i vari portatori d’interesse, tra i quali, diciamo noi, purtroppo, non c’è mai il cittadino.

Come Reggio Democratica non possiamo che chiedere con forza che si termini con questo tipo di politica delle visioni e si ritorni ad un più concreto approccio, magari riposizionando le priorità di una città in cui oggi il problema principale non è l’estetica ma il lavoro, e che il lavoro non può essere generato solo dall’edilizia, cultura industriale che, tra l’altro, non ci appartiene.

Zeno Panarari

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IL VALORE STRATEGICO DELLA SUINICOLTURA

 

In questi tristi giorni di una Repubblica stuprata da un piccolo satiro invecchiato male è passato quasi inosservato il grido di allarme della suinicoltura locale.

C’è stato un periodo in cui nella provincia di Reggio c’erano forse più maiali che cittadini, un periodo in cui l’aria delle nostre terre fortificava blasonati prosciutti di Parma e nobili culatelli d’oltr’Enza.

Periodo in cui i “nimaler” giravano in Ferrari e l’odore acre del sisso difendeva i nostri confini.

Poi è arrivato l’allargamento della UE all’Europa dell’est con carni al prezzo di dumping, il riposizionamento della politica verde comunitaria (anche perchè quell’assistenziale e sprecona difficilmente avrebbe potuto continuare a lungo), regolamenti fumosi, maglie larghe sul concetto di qualità e di tipicità, lobby commerciali, anche un po’ di stagnazione economica ed il gioco è fatto.

E’ vero che la suinicoltura intensiva non è proprio “politcally correct” in una società votata all’espansione edilizia, dove la città ha invaso la campagna, per cui vivere vicino ad una porcilaia non è mai il massimo dell’aspirazione, in tutti i sensi, ma non per questo il grido di allarme, che è anche richiesta di aiuto, delle associazioni di categoria, deve essere lasciato cadere nel vuoto, o peggio, durare il tempo di una rassegna, e finire con due pacche sulle spalle e due foto ad uso pubblicitario.

Ora, il suino è parte integrante della nostra cultura, le varie sagre del cicciolo sono a dimostrarlo, pensare una provincia di Reggio senza maiali è come pensarla senza parmiggiano-Reggiano.

Occorre prendere coscienza che una desertificazione in tale settore porterebbe a ricadute pesanti in tutta la filiera, così come ad una perdita strategica di know-how secolare difficilmente recuperabile, un settore tra l’altro con grandi potenzialità di sviluppo e traino anche nei settori della green-economy, basti pensare al biogas e tutto quello che ne consegue, compreso la risoluzione dell’annoso problema dello spandimento liquami.

Per questo, come Reggio Democratica, chiediamo che le amministrazioni locali si facciano carico del problema con strumenti concreti e si facciano inoltre promotori di iniziative altrettanto concrete in sede governativa.

Zeno Panarari

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REFERENDUM – GLI SPOT NON PASSERANNO MAI IN TV

Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno

vota SI per dire NO

 

1-  Vota SI per dire NO AL NUCLEARE.

2 – Vota SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.

3 – Vota SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO.

TOCCHERA’ A NOI PUBBLICIZZARE IL REFERENDUM … perchè gli spot non passeranno né in Rai né a Mediaset.
Nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per la maggior parte del Governo ma stupendo per tutti i cittadini italiani:

1 – Se passa il SI per dire NO AL NUCLEARE, GLI IMPRENDITORI NON SI ARRICCHIRANNO CON I NOSTRI SOLDI E LA NOSTRA SALUTE.

2 – Se passa il SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, GLI IMPRENDITORI NON SI ARRICCHIRANNO SU UN BENE DI PRIMA NECESSITA’.

3 – Se passa il SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, BERLUSCONI
NON POTRA’ PIU’ DIRE CHE HA LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DALLA SUA PARTE E DOVRA’ DIMETTERSI.

Il referendum passa se viene raggiunto il quorum.

E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.

Carmelo Tommaselli

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UN’IDEA DIVERSA DI CITTA’

brunico:100% energia rinnovabile

Ormai lo hanno capito anche i bambini stipati al pronto soccorso pediatrico che Reggio sta vivendo tempi difficili.
Nessuno però sembra rendersi conto del perché portare un bambino al pronto soccorso sia come entrare in un girone dantesco.
Non certo per l’ottimo e sempre professionalmente disponibile personale medico e paramedico.
Non certo per le strutture, che non saranno da primato, ma nemmeno da terzo mondo.
Il problema è che la struttura ospedaliera non è riuscita a seguire l’esplosione demografica di una città sfigurata.
E parto da qui perché questo è solo la punta dell’iceberg di come vent’anni di mala programmazione urbanistica e territoriale hanno depauperato parte di quella qualità della vita che era vanto ed orgoglio della nostra città.
Un mala programmazione che aveva, ed ahimè ha, come focus la Reggio da bere e, sopratutto, da mangiare dei 200.000 abitanti, dove per arrivare a questo in venti anni hanno costruito tutto il costruibile, e con logiche discutibili, a volte talmente indecifrabili da sembrare mere speculazioni.
Hanno fatto quartieri interi e centri commerciali per salvare cooperative, per salvare imprese private, perfino, inutilmente, per salvare squadre di calcio.
Hanno fatto svincoli per farci centri commerciali in mezzo, o centri commerciali per farci svincoli attorno, non si è ancora capito bene.
Hanno cementificato parchi naturali, hanno chiuso piazze per farci palazzi, hanno espulso il lavoro dal tessuto connettivo della città per fare uffici e case vuote per poi accorgersi che così aumentano gli spostamenti.
Hanno reso ipertrofiche le ville lacerandone il tessuto e trasformandole in anonimi e male serviti quartieri dormitori.
Hanno prima depauperato e svilito il centro per poi imbiancarlo con due spruzzi d’acqua e quattro funeree panchine.
Questo ed altro in quasi vent’anni hanno fatto.
Hanno? Chi?
Beh, in una città dove la stabilità di governo è garantita c’è ben poco da guardarsi attorno, i nomi dei responsabili politici dello scempio sono noti e facili da individuare.
Inillo tempore furono la Spaggiari e Malagoli a dare il via alle danze, ma se è indubbio che loro hanno apparecchiato la tavola ed ordinato il menù, al banchetto ben altri e più attuali personaggi hanno pasteggiato, ed in piena correità coi primi porteranno la responsabilità politica per le future generazioni: Delrio e Ferrari.
Questi ultimi li abbiamo letti sugli organi d’informazione presentare il nuovo psc affermando che per loro 12.000 nuovi alloggi significano crescita zero e niente cemento.
Hanno continuato orgogliosi di affermare che si costruirà il 50% in meno che gli anni passati.
Come dire, per 19 anni ti abbiamo rubato mille euro al mese, adesso te ne rubiamo solo 500, saremo ben bravi?
Già ci si immagina il nostro Sindaco, ormai vecchio, seduto sul cavalcavia di Calatrava scrostato ed arrugginito, indicare ad uno stuolo di nipoti un desolante paesaggio trantoriano ed orgoglioso affermare: “Vedete piccini, tutto questo scempio é anche merito mio…” .
Ora, se la cosa non fosse tragica, se ai nostri figli lasceremo una Reggio sempre più depauperata e degradata, sinceramente davanti a tanta iperbolica assurdità ci sarebbe veramente da ridere, ma la cosa invece è estremamente seria.

Noi, come Reggio Democratica non possiamo non denunciare l’assoluta continuità col passato, in cui le cifre oggi si rimodellano solo perchè di spazi logici in cui costruire ce ne sono rimasti pochini, o solo perchè guarda caso c’è un po’ di crisi, o banalmente perchè con i 12.000 alloggi la Reggio dei 200.000 abitanti è demenzialmente arrivata al traguardo.
La nostra idea di città è un luogo dove gli strumenti urbanistici non devono essere armi improprie per perseguire interessi di parte o per disegnare chimeriche visioni.
Un’idea di città in cui lo strumento urbanistico accompagni il trend fisiologico della città regolandolo, invece di favorire lo sprofondamento del tessuto urbano in una bulimica e speculativa corsa al mattone.
Un’idea di città dove si comprenda che l’industria del mattone, almeno così come configurata a Reggio, è un’industria obsoleta destinata ad un inesorabile declino ed i capitali devono essere convogliati su settori ed imprese con maggiore futuro, non allettati con altri 12.000 alloggi!
Un’idea di città dove l’industria edile sia spinta verso il mercato delle ristrutturazioni ed il recupero energetico degli edifici esistenti, con maggiore valore aggiunto e maggiori sbocchi lavorativi per gli operatori del settore.
E’ pertanto un’idea di città che prevede un blocco immediato di nuove costruzioni, comprese, laddove possibile, quelle licenziate con Malagoli e non ancora costruite, e l’attivazione immediata di percorsi di riconversione aziendale e professionale, in modo da favorire una crescita occupazionale stabile e non vincolata a quanta terra possiamo ancora permetterci di cementificare.
Ma per fare questo ci vorrebbe un briciolo di lungimiranza e rispetto per le generazioni future, oltre ad un po’ di coraggio.
Soprattutto il coraggio di chiudere con gli interessi oligarchici dei pochi per tornare a pensare ai cittadini, come dire?
Ai reggiani, per esempio…

Zeno Panarari
Reggio Democratica

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Bozza di Statuto di Reggio Democratica

Statuto della libera associazione di cittadini  “REGGIO DEMOCRATICA”

ART. 1 – OGGETTO SOCIALE

L’associazione “Reggio Democratica” è un’associazione di liberi cittadini organizzata sulla base territoriale della provincia di Reggio Emilia che si propone un’azione della politica locale sulla base della partecipazione dei cittadini nel solco dell’identità democratica e partecipativa della provincia di Reggio Emilia.

ART. 2 – ORGANIZZAZIONE

L’associazione è organizzata su basi paritarie, la sua attività sarà regolata dall’assemblea degli iscritti che delibera a maggioranza dei presenti.
Una volta organizzato un adeguato strumento multimediale, l’attività potrà essere regolata anche on-line, ma in tal caso sarà necessaria la maggioranza assoluta degli iscritti.
L’assemblea può nominare figure di rappresentanza e coordinamento, anche finalizzate a singole attività o aree tematiche.
L’assemblea può autorizzare strutture locali ed intermedie e revocare le stesse con semplice delibera assembleare.
L’assemblea può autorizzare la partecipazione dell’associazione alle competizioni politiche, elettorali e referendarie a qualsiasi livello, anche raggruppandosi e stringendo alleanze con altre forze politiche, sociali e culturali.
L’assemblea nomina un tesoriere che gestirà tutte le partite finanziare dell’associazione.

ART. 3 – FINALITA’ ASSOCIATIVE

L’associazione si propone come luogo di partecipazione attiva dei cittadini e di confronto e come strumento di elaborazione di proposte e attività che possano migliorare la provincia.
Sono finalità primarie dell’azione dell’associazione:

  • la lotta alle caste ed agli oligopoli comunque costituitesi sul territorio provinciale in questi anni, oligopoli che soffocano la libera partecipazione dei cittadini alla vita politica e civile
  • la tutela delle libertà costituzionali in tutti i loro aspetti
  • la tutela dell’ambiente
  • il contrasto alla cementificazione selvaggia
  • il contrasto alla desertificazione industriale del territorio e l’appoggio di politiche di sviluppo compatibili ed ad alto contenuto etico e tecnologico
  • la tutela delle istituzione scolastiche di ogni ordine e grado

ART. 4 – CODICE ETICO-DEONTOLOGICO

Tutti gli aderenti alla associazione si impegnano a rendere effettuali i principi sotto elencati:

 

  1. tutti gli iscritti sono pares infra pares. Eventuali cariche o ruoli ricoperti sia all’interno dell’associazione che fuori non possono essere motivo di posizioni privilegiate o di discriminazione rispetto agli altri iscritti;
  2. tutti gli iscritti si impegnano a tutelare il dissenso, dandone il dovuto spazio politico e senza che questo pregiudichi la vita interna alla associazione ai dissenzienti. Non sono ammesse espulsioni, sospensioni o esclusioni dalla vita della associazione a causa di idee o posizioni politiche espresse, anche se in contrasto con la maggioranza dell’associazione;
  3. ogni riunione dell’associazione deve essere pubblica e, laddove possibile, debitamente pubblicizzata in modo da poter dare il tempo a tutti gli iscritti di partecipare;
  4. le decisioni politiche, organizzative e delle attività organizzate devono essere pubbliche, motivate, soggette a votazione e le stesse verbalizzate;
  5. ogni attività dell’associazione deve essere pubblicizzata nei contenuti prodotti in modo da dare la possibilità a tutti gli iscritti di conoscerla;
  6. tutti gli iscritti si impegnano ad evitare accordi riservati non divulgabili agli altri iscritti.

ART. 5 - ISCRIZIONE ALL’ASSOCIAZIONE E FINANZIAMENTO

L’iscrizione all’associazione è su base volontaria.
L’assemblea decide la quota associativa.
Ogni attività del associazione sarà autofinanziata dagli iscritti su base volontaria.
La non partecipazione all’attività di autofinanziamento non può essere motivo discriminante dell’iscritto all’interno della vita dell’associazione.

ART. 6 – RADICAMENTO SUL TERRITORIO

Tutti gli iscritti si impegnano a concorrere al potenziamento del radicamento sul territorio dell’associazione.
Tutti gli iscritti si impegnano a promuovere anche attività in autonomia che raggiungano le finalità desiderate, purché mai in contrasto con le finalità associative dell’associazione stessa di cui all’art.3.
La non partecipazione alle attività sul territorio non può essere motivo discriminante dell’iscritto all’interno della vita dell’associazione.

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NON C’E'BISOGNO DI FUKUSHIMA PER ESSERE CONTRO QUESTO NUCLEARE

la centrale nucleare di fukushima

 

Per fortuna sembra che i tecnici giapponesi stiano rimettendo sotto controllo la centrale di Fukushima.
Rivedremo perciò a breve il nostro berluschino locale tornare a propagandare la centrale sul Po e le scorie in appennino, magari sostenendo che in fondo a Fukushima è morto solo qualche giapponese e che i bambini di Sendai tra 40 anni non saranno più bambini.
Eppure Fukushima sta insegnando al mondo di come il nucleare sia statisticamente sicuro, che significa, guardando il bicchiere mezzo vuoto, dare all’imprevisto più imprevedibile una possibilità concreta che si verifichi.
Toh, a Fukushima si è verificato…
E se domani si verificasse in qualche centrale Italiana?
A Trino?
O nella vicinissima Viadana?
Impossibile, le nostre saranno diverse.
Già, diverse…
Ma tralasciamo questi aspetti emotivi: anche prima che il disastro si verificasse, in tempi non sospetti, vi erano validi motivi per rifiutare questo insano ritorno al nucleare.
Il primo è di natura economica: il nucleare attuale è falsamente competitivo con altre forme di energia solo se i costi indiretti sono caricati sulla collettività.
Inoltre, sempre restando in termini economici, chiunque abbia un minimo di nozioni di energetica sa che la reintroduzione forzata di una nuova fonte è possibile solo dietro investimenti massicci che non possiamo permetterci se non a scapito di ulteriori sacrifici.
Essendo perciò la coperta corta, siamo perciò consapevoli che la costruzione delle centrali comporterà tagli alla sanità, alla scuola e financo alle pensioni?
Certo, non sarà una partita diretta, non verrà mai un Tremonti in televisione a dirvelo, ma l’Italia, dopo l’euro e l’impossibilità di stampare moneta a gogò in autonomia, è una famiglia monoreddito, dove le entrate delle nostre tasse finiscono tutte nello stesso calderone, e da quel calderone tutto si attinge: dalla scuola alla guerra in Libia, dalla sanità al ponte di Messina, dalle rinnovabili al programma nucleare.
E se la coperta è corta…..
Il secondo è di natura tecnica: anche ammesso di trovare i soldi, il nucleare a regime non coprirà che una piccolissima quota parte del fabbisogno nazionale, quindi il grosso dell’energia sarà ancora fatto con gas, petrolio e carbone, pertanto non risolveremo il problema della dipendenza dall’estero per le fonti convenzionali ed in compenso aggiungeremo anche la dipendenza sia ai paesi fornitori di uranio, sia ai paesi in grado di trattare le scorie.
Il terzo, non meno importante, è di natura etica: con investimenti ben più ridotti, attuando politiche serie di risparmio energetico su larga scala si otterrebbero risultati più stabili nel tempo ed ad impatto ambientale addirittura positivo.
Certo, questo farebbe calare il PIL, ma non per questo saremmo tutti più poveri;
Solo nella mente bacata dei grandi banchieri questo può essere vero: la persona che, andando a fare la spesa, ritorna a casa con tutto quello che gli serve e qualche soldo in più in tasca, solo perché è stato oculato nel scegliere, non torna più povero.
E magari quei soldi risparmiati si possono investire nell’Università, magari proprio finanziando la ricerca su un nucleare diverso, perché se il futuro dev’essere, come credo, nell’atomo, non è possibile essere tutt’ora ancorati agli stessi sistemi degli anni ’40, insomma siamo ancora fermi a Fermi.
E solo la ricerca può rimetterlo in moto.
Ora, Fukushima resterà nelle nostra quotidianità ancora per poco, scalzata da altre notizie.
Inoltre, vista la distanza, non ci sarà nessuna nube ad avvelenarci l’insalata e gli aumenti di leucemia saranno statisticamente non rilevabili.
Chinati giunco che passa la piena.
Vedremo tra qualche settimana ritornare alla carica i lobbisti del nucleare dall’ottuagenario Veronesi fino, c’è da giurarci, al nostro inimitabile berluschino locale.
Saranno tutti impegnati su due fronti: uno rassicurarci che avremo il miglior nucleare del mondo e dall’altro a terrorizzarci su scenari apocalittici nel caso vinca il referendum abrogativo.
Sul primo non possiamo farci nulla, ce li dobbiamo sorbire, ma sul secondo possiamo fare molto.
E’ perciò fondamentale che i cittadini italiani partecipino in massa al referendum e non cedano alle sirene legaiol-berlusconiane che li vogliono, con craxiana memoria, mandare tutti al mare.

Reggio Democratica

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LE RAGIONI DI UNA SCELTA

Si è costituita una nuova formazione politica denominata “Reggio Democratica”.

Immaginiamo la prima obiezione: c’era proprio bisogno di un altro partito?
Ebbene sì, e le motivazioni che ci hanno spinto a questo passo sono da ricercare nella situazione dei partiti e dei movimenti che si sono storicizzati sul territorio locale e che possono essere suddivisi in tre categorie: i partiti fortemente ideologizzati, i partiti oligarchici ed i partiti padronali.

Tutte e tre le tipologie si sono scordate dell’attore principale della democrazia, ovvero il cittadino.
I partiti ideologizzati servono l’ideologia a prescindere.
I partiti oligarchici servono le piccole e grandi lobby di potere, a volte perfino i clan familiari.
Infine i partiti padronali sono quelli più subdoli: danno l’idea di lasciare grande spazio al loro interno, ma è come il cane alla catena: libero finché la lunghezza della corda lo permette.

Reggio Democratica ha deciso perciò di tornare alle origini, e lo fa anche nella scelta di due simboli fondanti: il primo tricolore e ed il nome.

Nel primo tricolore vediamo il simbolo del primo riscatto dei cittadini reggiani contro la tirannide, ieri del duca, oggi dell’oligarchia ipocrita che soffoca le istituzioni.
Abbiamo mondato il fregio centrale del simbolo dal fascio, per la sciagurata valenza odierna, ed il simbolo del cannone, perché la guerra non è parte del nostro DNA.
Però abbiamo tenuto le 4 frecce della faretra, ieri le città cispadane, oggi i 4 valori che ci guidano: libertà, fraternità, uguaglianza e moralità, dove quest’ultima è da intendersi come un valore più ampio della mera legalità, perché troppo spesso abbiamo visto le nostre amministrazioni agire legalmente, ma in modo immorale.

Nel nome troviamo poi la nostra identità più vera: Reggio Democratica era la rivista del CLN nella Reggio della liberazione, ed al CLN, a quel momento di unione di tutte le forze democratiche, dai popolari ai comunisti, dai socialisti ai liberali, che ci volgiamo rifare.
Al superamento delle ideologie per agire insieme per una Reggio migliore, anche contro a questa destra popolar/fascista rappresentata dalla Lega e dai berluscones.

Non siamo però una lista civica: abbiamo una collocazione ben precisa, il centrosinistra, ed un programma ben preciso:

la nostra azione politica sarà concentrata sui temi locali, con particolare rispetto ai temi economici e di supporto alle imprese, alla preservazione del territorio contro la cementificazione selvaggia e l’erosione di tutte le aree produttive (agricole ed artigianali), contro lo spreco delle risorse pubbliche per clientelismi, amicizie e parentati, per una città solidale che non si laceri nel suo tessuto più importante, per il supporto alla scuola PUBBLICA di ogni ordine e grado, ma soprattutto per una scelta di priorità nella gestione della spesa pubblica, per cui gli asili vengono prima di un qualsiasi Calatrava o di due platani in Piazza Cavour.

Per fare tutto questo non chiediamo solo l’appoggio dei cittadini, ma ne chiediamo anche la partecipazione.

Abbiamo sedi a Reggio Emilia (referente: Zeno Panarari, mail: z.panarari@alice.it) Guastalla (referente: Dott. Bertoli Claudio, mail: dottc@libero.it), Gualtieri (referente: Maione Ennio, consigliere comunale, mail: annibale.maione@tiscali.it), Novellara ( referente: Verlini Carlo, mail: carloverlini@alice.it), Bagnolo in Piano (referente: Grassi Silvana, mail: sylvaine.grassi@libero.it), zona ceramiche (referente: Morotti Dario, mail: morotdario@tin.it) .

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