In seguito all’equivoco tra Reggio Democratica e il Direttore generale del Comune di Reggio Emilia dott. Bonaretti, abbiamo inviato la lettera presente qui di seguito al direttore del quotidiano L’Informazione.
Egregio Direttore,
pur non volendo, la risposta di Reggio Democratica all’intervista dell’assessore Sassi ha innescato una querelle con il Direttore generale dott. Bonaretti.
Vorrei uscire però dal personalismo: il dottore Bonaretti è persona competente e dal curriculum, caso raro ai nostri tempi, sincerante notevole e coerente col ruolo che ricopre.
Così come non si discute che il trattamento economico per il suo ruolo (111.533 + 22.310 euro lordi/annui) sia in linea con analoghe figure in altre amministrazioni pubbliche, anche se personalmente lo ritengo decisamente non in linea coi tempi grami che stiamo vivendo. Ma questo è un’altro discorso, che esula dalle competenze, dai ruoli e, anche in tal caso, dalla persona.
Quello che Reggio Democratica contesta e ritiene immorale ai giorni nostri è che non ci si renda conto che i tempi sono cambiati, i soldi facili non esistono più ed i tagli allo stato sociale sono ormai cronaca quotidiana, non sono più esercizio d’accademia.
Le giustificazioni “dell’indispensabilità dei ruoli”, del “così fan tutti”, del “si è sempre fatto così”, per quanto storicamente e tragicamente vere (da qualche parte il debito pubblico si sarà pur speso), non possono essere più addotte a scusa per la preservazione dello status quo.
Se dobbiamo vedere il Comune come un’azienda, cosa che comunque non è, con i suoi oltre 1600 dipendenti, oggi il Comune è un’azienda in crisi di fatturato che sta vivendo una profonda crisi finanziaria.
Proprio per salvaguardare anche i 1600 dipendenti del Comune si deve ristrutturare. Allora, se ristrutturazione deve esserci, questa non può che partire dall’abbattendo centri di spesa ridondanti, che possono essere benissimo accorpati.
Quindi assessorati con competenze contigue (e fu lo stesso dott. Bonaretti a segnalare gli assessorati come perniciosi centri di spesa), ma anche le Dirigenze d’area, altrimenti è il solito “Armiamoci e partite!”.
Delle cinque figure previste in organico (quattro direttori d’area e un direttore generale, al costo indicativo di oltre 500 000 euro all’anno) Reggio Democratica (ed i numerosi cittadini che l’hanno appoggiata) chiede di lasciarne solo due. Se poi vogliamo chiamare una delle due Dirigenza generale, poco importa: una baronia in Italia non si nega a nessuno. La sostanza della nostra proposta è che le voci di bilancio accantonate per tali ruoli vengano immediatamente spostate a scopi sociali: asili, scuole e servizi alle fasce deboli.
Lo ripeto: se avessimo già in atto la riduzione proposta, il Comune avrebbe potuto risparmiare abbastanza da non dover modulare i servizi ai disabili. Quindi la riorganizzazione ora riproposta da Reggio Democratica e finora mancata ad esempio ha fatto sì che per mantenere la figura del direttore generale (ma avrei potuto dire la dirigenza tal dei tali o l’assessorato pinco pallino) ne hanno fatto le spese i disabili. E questo è immorale.
Questo è un dato di fatto: la coperta è corta ed è un problema di determinazione delle priorità nei tagli: prima politici e dirigenti, poi fasce deboli e cittadini in generale.
Però è il ruolo da tagliare, indipendentemente da chi tale ruolo ricopra.
Sinceramente non si vuole il licenziamento del dott. Bonaretti, il quale ricopre ad interim anche il ruolo di direttore d’area. Eppure tale doppio ruolo non ha causato alcuna disfunzione alla macchina comunale. Questo dimostra a mio avviso questi ruoli possono benissimo essere accorpati.
Tra l’altro, visto il curriculum del dott. Bonaretti, mi sembrerebbe naturale che una delle due dirigenze d’area venisse in ogni caso affidata proprio a lui.
Non vedo perciò alcuna querelle personale, lo ripeto, né col dott. Bonaretti, né con alcuno dei possibili “perdenti” posto.
Questo però non toglie che la riorganizzazione della struttura organizzativa e politica del governo della città in direzione di un contenimento dei costi sia strumento imprescindibile ed improcrastinabile per tutelare i cittadini nella difesa dei servizi alla persona, che devono venire prima di ogni altra priorità e prima della difesa di ogni diritto o consuetudine acquisita.
Reggio Democratica non vorrebbe che anche a Reggio, così come tristemente si vede in giro per l’Italia, i diritti acquisiti non esistessero solo per i lavoratori e per i semplici cittadini.
Per questo colgo l’occasione ancora una volta per appellarmi al senso di vincolo coi propri cittadini dei consiglieri comunali, indipendentemente dal loro colore politico e partito, affinché appoggino la mozione d’iniziativa popolare volta al taglio del numero di assessori e dirigenti d’area che sarà in discussione all’inizio dell’anno prossimo.
Cordiali saluti
Zeno Panarari
Segretario provinciale Reggio Democratica